Questa mattina ero da mia nonna.
Lei era impegnata nelle faccende di casa, mentre io stavo scrivendo un articolo sul portatile.
Fuori, una bella mattinata di sole di inizio aprile.
Ad un certo punto abbiamo sentito una tortora fare il suo verso. Non so se avete presente il verso della tortora. Qualche volta uno nemmeno ci fa caso, se qualcuno non glielo fa notare. Su internet ho trovato scritto che i poeti hanno fatto del canto della tortora un simbolo dell’amore e il monotono tubare del maschio è stato interpretato come una solenne dichiarazione d’amore e di fedeltà. Ma questo l’ho scoperto dopo, quindi non vale.

Ad ogni modo, io scrivo sul portatile, mia nonna è impegnata con le faccende di casa e questa tortora, fuori dalla finestra, sotto il sole di una bella giornata di inizio aprile, continua a fare il suo verso.
Non credo che mia nonna sappia qualcosa del fatto che i  poeti hanno fatto del canto della tortora un simbolo dell’amore e che il monotono tubare del maschio è stato interpretato come una solenne dichiarazione d’amore e di fedeltà. Credo che non ne sappia niente, ma dopo un po’ che questa tortora sotto il sole di inizio aprile continua con il suo verso, mi chiede: “La senti la tortora, là fuori? Sembra proprio che dica re-si-sti! Re-si-sti!“.

E io allora smetto di scrivere il mio articolo sul portatile e mi metto ad ascoltare. Non so se l’avete presente, il verso della tortora. Qualche volta uno a certe cose nemmeno ci fa caso, se qualcuno non gliele fa notare. Mi metto ad ascoltare ed è vero: certe mattine di sole di inizio aprile, fuori dalla finestra, ci sono delle tortore che sembrano proprio dire così: re-si-sti! Re-si-sti!

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