0.
“Ho sempre fatto vacanze in economia, sono abituato ai posti spartani”. E’ una frase di Massimo Tartaglia – l’attentatore (e il corsivo è quanto mai voluto) di Silvio Berlusconi – che ho letto quasi un mese  fa, riportata su uno dei settimanali più venduti in Italia. Una frase che Tartaglia ha detto dal carcere di San Vittore. Sulle prime – lo ammetto – ho riso: ho pensato che fosse una grande battuta, degna di un ottimo comico. Voglio dire, se Tartaglia fosse stato pienamente consapevole del suo gesto e una volta in carcere se ne fosse uscito con una frase del genere, sarebbe stato davvero qualcosa di memorabile. Ma un attimo dopo aver riso mi sono vergognato: perché Massimo Tartaglia non è un comico e nemmeno una persona pienamente consapevole della portata del suo gesto, ma un uomo con  dei problemi di salute accertati. E dietro questa frase c’è forse da leggere qualcosa di più profondo e di più tragico.

1.
Cosa ne so io, di Massimo Tartaglia? Niente, in definitiva. Non più di quello che è stato riportato dai giornali e che ho trovato sulla rete. Non più di quello che ci hanno voluto far sapere, in qualche modo. La sua frase mi è rimasta sullo stomaco e lì è rimasta per settimane, a fermentare e a farmi lavorare di fantasia, dando origine a questi appunti fuori tempo massimo. Dico farmi lavorare di fantasia perché – in mancanza di informazioni più precise – non ho potuto fare a meno di pensare a Tartaglia come ad un personaggio di un racconto. Bene: ho usato i pochi dettagli a mia disposizione e ho messo il mio personaggio nel vuoto di una cella di San Vittore. Il mio personaggio di quarant’anni ha detto: “Ho sempre fatto vacanze in economia, sono abituato ai posti spartani”. Quante persone – ho pensato – fanno vacanze in economia? Molte, io compreso. E delle stanze in cui ho soggiornato non ricordo praticamente nulla. Qualche immagine confusa di lenzuola sporche e camerate piene in qualche ostello. Tutte cose che vengono cancellate in fretta e che passano in secondo piano se sei in compagnia di qualche amico o della tua ragazza. Quand’è – mi sono chiesto allora – che si ha tempo per guardare davvero una stanza, per rendersi conto di quanto sia spartana? Quando si è soli, ho pensato. Quando, anche in vacanza, si passa troppo tempo chiusi dentro quattro mura. E perché qualcuno dovrebbe passare del tempo da solo, anche in vacanza? Perché ha qualcosa per cui non viene accettato.  Il mio lavoro sul personaggio era praticamente quasi finito: un uomo solo, di circa quarant’anni. L’ho anche immaginato in uno di quei minuscoli appartamenti delle località di mare. Esce poco, solo per fare la spesa e per passare qualche ora in spiaggia. Non parla quasi mai con nessuno. Si accorge che la gente lo tratta come un tipo strano. Non gli capita solo lì, gli capita anche quando è in città. Poi lo rinchiudono in una cella e lui non ci trova troppa differenza dai posti in cui ha passato le vacanze. Quante persone – mi sono chiesto – arrivano a pensare alle vacanze a qualcosa di simile ad una prigione?

2.
Di Massimo Tartaglia si è parlato poco, dopo il 13 dicembre. Le immagini esistenti riprendono  solo la sua espressione spaventata al momento del fermo. L’attenzione si sposta immediatamente su Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio, dopo essere stato colpito al volto, entra in macchina e ne esce poco dopo. Esce con il chiaro intento di farsi fotografare ferito e sanguinante. Le foto fanno il giro del mondo e Berlusconi riceve la solidarietà di chiunque, nonostante il suo sia un gesto calcolato, probabilmente la mossa più geniale di tutti i suoi anni di governo. Una mossa che probabilmente gli permetterà di vincere ancora alle prossime elezioni. Berlusconi sa bene quanto sia forte il potere dell’immagine, conosce la forza dell’apparire: tutta il suo impero è fondato su questo. Dai programmi televisivi Mediaset al trapianto di capelli, dal cerone al sorriso a trentadue denti, dalle battute al lifting, tutto il suo potere è stato costruito sull’apparenza. L’apparenza di un uomo forte e vincente, che si è costruito da solo e che per questo ha, anche, molti nemici invidiosi: i giudici, la sinistra italiana, tutti coloro che osano contraddirlo.

3.
La solidarietà unanime a Silvio Berlusconi è stata la vittoria totale del berlusconismo. Per berlusconismo intendo una manovra ampia, durata decenni, che ha stabilito la vittoria dell’apparenza su tutto il resto. Berlusconi non ha vinto con le elezioni del 1994, ma molto prima, a partire da programmi come Drive In. Ha imposto un modello di uomo vincente, uno stile di vita che nel bene e nel male ci ha condizionato e continua a condizionarci. La televisione decide cosa è importante e quello che non passa sullo schermo scivola naturalmente in secondo piano. Per questo – credo – di Massimo Tartaglia non si è più saputo niente. Parlarne avrebbe significato renderlo vero, riconsegnargli una sua dignità, forse comprendere il motivo del suo gesto.

4.
Il berlusconismo, che si regge sull’apparenza, confina tutto ciò che può dare fastidio nell’invisibilità. In modo particolare alcune scelte di governo – sull’immigrazione e sulla prostituzione, per esempio – adoperano appieno questo metodo. Non si cerca di affrontare la questione alla radice, ma si cerca di nascondere le loro espressioni più visibili. Per questo ci si accontenta che un campo nomadi non venga costruito vicino alla propria città, o che le prostitute non battano lungo i viali. Si parla di sicurezza e di decoro, ma la verità è che, assuefatti al berlusconismo, ci siamo convinti che ciò che non vediamo direttamente, in realtà, non esiste.

5.
Non parlare di Massimo Tartaglia è una scelta che va in questa direzione. Tartaglia era un invisibile e deve rimanere un invisibile. Tartaglia rappresenta l’uomo sconfitto, chi – nel sistema perverso del berlusconismo – ha perso: solo, malato, strano per i canoni che ci sono stati imposti negli ultimi decenni. Tartaglia è una vittima del berlusconismo, ma non si accontenta di scontare la sua colpa: passa all’azione, per quanto il suo gesto possa non essere condivisibile. In qualche modo potrebbe essere un esempio per qualcun altro. Cancellarlo e relegarlo nel dimenticatoio fa sì che il suo gesto – che non ha il potere di trasformarsi in apparenza tanto quanto il volto sanguinante del Premier, rimbalzato in tutto il mondo – risulti inutile, e ci convinciamo che un altro gesto simile, che vada cioè nella direzione di scalfire il berlusconismo sia un tentativo destinato a fallire. E in tutto questo la cosa più tragica e tremenda è che non ci preoccupiamo dell’invisibilità di Tartaglia, perché Tartaglia dà fastidio anche a tutti noi – tutti quanti – perché dimostra che il regno dell’apparenza del berlusconismo è fragile e pronto a rompersi da un momento all’altro. E in qualche modo, a questo sogno televisivo lungo venticinque anni – più o meno consapevolmente – abbiamo creduto e continuiamo a credere tutti quanti.

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