Io e Eli ci svegliamo praticamente nello stesso momento, quando il tizio comincia ad urlare troppo forte.
Le luci mi fanno male agli occhi e mi ci vuole un attimo per rendermi conto dove sono. All’interno della nave della Anek Lines. Di ritorno dalla Grecia. Sdraiato su un materassino gonfiabile. Provavo a dormire, fino a qualche secondo fa.

“Where is the problem, eh?” urla il tizio ad un ragazzo con i capelli ingellati e la divisa della Anek Lines. “Tell me where is the problem”.
Le parole gli escono lente e impastate e – immagino – accompagnate da qualche spruzzo di saliva poco simpatico. Non ci vuole molto a capire che è ubriaco.
Il ragazzo con i capelli ingellati mantiene un tono di voce più basso, lo invita a fare silenzio.
“Silence, please”, gli dice. “It’s four o’clock in the morning”.

C’è qualche altro scambio di battute che, dalla mia postazione sul materassino, non riesco a decifrare. Sto quasi addormentandomi di nuovo, quando il tizio ricomincia ad urlare e la conversazione prende una piega assurda.
“I don’t no respect you”, dice il tizio al ragazzo ingellato.
“You don’t respect me?” chiede il ragazzo.
“No, I say I don’t no respect you, so why you treat me like that?”.
“Why you don’t respect me?”.
“I say I don’t no respect you”.
“Why you don’t respect me?” chiede di nuovo il ragazzo ingellato.
“I don’t no respect you”, scandisce il tizio. “So, why you treat me like that?”.

“Credo che voglia dire che non gli sta mancando di rispetto” provo a spiegare ad alta voce a me stesso e ad Eli. “Tipo I don’t uguale Io non, e no respect you non ti sto non rispettando. Sì, credo che nella sua testa la frase che ripete di continuo dovrebbe suonare più o meno come Io non ti sto non rispettando“.
“Perchè non dormi invece di fare ricerche linguistiche sugli ubriachi?” mi chiede Eli.
Sto per risponderle, quando il tizio, con un colpo di genio, finalmente lo dice.
“I respect you”, lo sento dire al ragazzo ingellato della Anek Lines, che pare tranquillizzarsi. Parlano ancora un po’, ad un livello di voce decisamente più basso.
“Vedi che avevo ragione?” dico a Eli. Eli non risponde, si è già riaddormentata. Mi sistemo di nuovo sul materassino gonfiabile. Chiudo gli occhi.

Può passare un minuto o forse un’ora intera: sono stanco e senza orologio e quando chiudo gli occhi perdo completamente la cognizione del tempo.
“Why you treat me like that?” sta urlando di nuovo il tizio al povero ragazzo ingellato. “You’re not a policeman, right? Are you a policeman? No. So why you treat me like that?”.
Mi metto di nuovo a sedere sul materassino.
“Ancora?” borbotta Eli.
“Ancora” dico io.
“Silence, please” dice il ragazzo della Anek Lines.
“You’re not a policeman” risponde il tizio.
“Please, sir. Silence”.
“Why you treat me like that? Answer me. Why you treat me like that?”.
“Calm down” dice il ragazzo ingellato.
“Calm down?” ripete il tizio. “You tell me calm down?”. Adesso sta davvero urlando. Attorno a noi emergono teste assonnate dai sacchi a pelo e da sotto le coperte stese a terra.
Eh, ti ha detto calm down, penso io. Mica è un insulto.
“You tell me calm down?” urla di nuovo, completamente incendiato, il tizio. Così forte da riuscire a svegliare il padre di famiglia arabo steso vicino a noi, che dorme ininterrottamente, russando, da più di dieci ore.
“Calm down? Calm down nu grandissimo cazzo!” sbraita il tizio alla fine. Poi si allontana, lasciando senza parole  il ragazzo ingellato.

Il padre di famiglia arabo guarda in direzione del tizio strofinandosi gli occhi, poi verso di me.
Cazzo” dice passandosi una mano sulla patta. “Italiano“, e indica il tizio ubriaco che se ne sta andando.
Poi si batte tre volte, lentamente, l’indice sulla tempia.
Provo a sorridere e annuisco. Mi sistemo di nuovo sul materassino, tirandomi la coperta fin sopra gli occhi.

 

 

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