200px-Gaius_Cornelius_TacitusSono seduto al Caffè Nazionale, in Via Po.
La scritta arancione dell’insegna si illumina ad intermittenza sopra la mia testa. Nel tavolino accanto al mio c’è un tizio che sta leggendo gli Annali di Tacito.
Qualche minuto fa ha smesso di chiacchierare  di autori latini con una tizia che, una volta in piedi, prima di andarsene, ha rivelato un fisico niente male. Gambe lunghe e tette strizzate dentro una maglietta attillata. La faccia, però, lasciava davvero a desiderare.
Bag on your head / Beautiful inside, ho canticchiato quasi senza accorgermene.
Comunque, questo non c’entra praticamente nulla – le gambe lunghe e le tette strizzate, intendo: aver fischiettatto gli Hardcore Superstar, invece, un senso ce l’ha eccome -: quello che importa è che c’è questo tizio, nel tavolino vicino al mio, concentrato nella lettura degli Annali di Tacito. Tiene il libro alto di fronte agli occhi, quasi volesse mettere in evidenza la copertina dove campeggia il profilo dell’autore.

Il cameriere – un ragazzo con una barba caprina che gli scende dal mento e le basette folte – mi si avvicina. Ordino il succo all’arancia. Il cameriere annota l’ordine sul suo blocchetto, poi si sposta a togliere bicchieri e portacenere da un paio di altri tavolini. Mentre lo fa, getta lo sguardo sul tizio e sulla copertina del suo libro.
Il tizio alza gli occhi dalla pagina e lo saluta con un cenno della testa. Quel genere di saluto che si fa con le persone che si conoscono di vista, come un cameriere e un cliente abituale.

“E’ un porno?” chiede il cameriere indicando il libro, un sorriso che gli attraversa la faccia. “Gli Anali. Stai leggendo gli Anali di Tacito”.
Oh, ha fatto la battuta, penso io.
Il tizio ride, giusto un attimo.
Io sono seduto esattamente a metà tra il cameriere e il tizio, e questo è uno di quei momenti in cui, se avessi un bicchiere di fronte, lo prenderei e berrei. Per non dover far finta di ridere, intendo. Per evitare di venire coinvolto in qualche modo.
“Gli Annali” dice il tizio, calcando sulle enne, “per adesso mi accontento degli Annali“.
“Tacito è l’autore?” chiede il cameriere.
“Tacito, esatto”.
“Gli Annali di Tacito” ripete il cameriere, come se dovesse incamerare con difficoltà l’informazione in qualche porzione di memoria.
“Sono cronache scritte di anno in anno” spiega il tizio.
“Ah. Per quello si chiamano Annali“.
“Esatto”.
“E’ uno storico?”.
“Più o meno”.

Il ragazzo torna all’interno del bar a posare il vassoio su cui ha caricato i calici vuoti e i posacenere.
Poi torna fuori con il mio succo all’arancia. Posa sul tavolo il bicchiere e lo scontrino, ma tiene lo sguardo rivolto verso il tipo, che nel frattempo si è rimesso a leggere.
Gli si avvicina sistemando la tovaglia che copre un tavolino.
“Sai una cosa” dice ad alta voce, “se dovessi scegliere di nuovo farei il classico. Si studiano al classico gli Annali di Tacito, giusto?”.
“Credo di sì”, dice il tizio, posando il libro sul tavolo.
“Vabbè, ormai sono qua” allarga le braccia il cameriere. “Tanto se uno vuole una cultura se la fa lo stesso anche se fa il cameriere, giusto?”.
“Credo di sì”.
“Li trovo in libreria, gli Annali di Tacito?”.
“Certo che li trovi”.
“Mi sa che me li compro, allora. Così, anche se sono un cameriere, una cultura me la faccio”.
Poi si volta verso di me: “Ah, se vuole all’interno c’è l’aperitivo a buffet”, mi dice.
Scrollo la testa: “Magari più tardi”, rispondo. “Aspetto una persona. Però magari più tardi entriamo”.

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