mirò                                                                                                     Primo.
Ieri ho dato un’occhiata al forum di una rivista per scrittori esordienti. In una discussione una tizia chiedeva qualcosa del tipo: “Non ho mai scritto un racconto in vita mia, ma ora vorrei farlo. Cosa mi consigliate di fare?”.
La prima risposta – firmata da un certo IlDottore – diceva più o meno: “Esci di casa, entra in una libreria e comprati Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Ha vinto il premio Strega quest’anno. Leggilo, e capirai che chiunque può scrivere e pubblicare”.
Stavo per rispondere, poi ho continuato a leggere le risposte al quesito della tizia.
La seconda risposta, più o meno, diceva: “Non ho letto il libro di Scarpa, però IlDottore ha ragione, si trova di quella roba in libreria!”.
Stavo per rispondere, poi ho continuato a leggere le risposte al quesito della tizia.
La terza risposta, più o meno, diceva: “Anch’io non ho letto il libro di Scarpa, ma concordo con IlDottore. Ho letto dei libri che avrei potuto scrivere anch’io, e sono stati firmati da autori famosissimi. I premi letterari sono tutti pilotati, ricordatelo!”.
Ho continuato a leggere.
La quarta risposta diceva, pressapoco: “Un vero scrittore scrive per sè stesso. Il mio consiglio è che tu scriva cose che ti emozionino, senza pensare che qualcuno ti possa criticare!”.
Vabbè, ho pensato, vaffanculo. E ho lasciato il forum.
Non ho risposto niente, alla fine. Perchè sono troppo buono.
E’ un mio difetto, lo so.

Secondo.
Poi mi è venuta in mente una cosa. Alle superiori siamo andati in gita con la scuola ad una mostra di Mirò. E c’era questo mio compagno di classe che guardava i quadri con una smorfia di disprezzo dipinta sul volto.
“Sono tutti scarabocchi!” diceva. “Son capace di farli anch’io”.
Per tutta la durata della visita, di fronte ad ogni singolo quadro, questo mio compagno ha continuato a ripetere: “Sono tutti scarabocchi! Son capace di farli anch’io”.
L’ha ripetuto anche qualche giorno più tardi, dopo che la professoressa di educazione artistica ci aveva chiesto un parere sulla mostra. “A me son sembrati tutti scarabocchi, prof”, ha detto questo mio compagno, “per me, se mi ci metto, son capace di farli anch’io”.

Terzo.
Poi mi è venuto in mente il periodo di stage che ho fatto nella redazione di una rivista letteraria.
Mi sono ricordato del ragazzo che voleva dare in visione due sue poesie, ma era preoccupato che qualcuno gliele potesse copiare o rubare. Ci aveva chiesto delle garanzie. Non ne avevamo, di garanzie – avevamo provato a convincerlo che rubare una poesia era piuttosto difficile, e poi che voleva dire rubare o copiare una poesia? E chi l’avrebbe fatto? E da un esordiente, poi?
Non l’avevamo convinto. Il ragazzo aveva  deciso di pagare una cifra assurda per registrare i suoi due componimenti alla SIAE. Poi era tornato in redazione – finalmente sicuro – a consegnarci le sue liriche. Così brutte che non erano state scelte per la pubblicazione.
E mi sono ricordato della poetessa che ci ha mandato un suo libro – stampato in proprio – perchè ne facessimo la recensione. Cento pagine di poesie in rima baciata. Una iniziava così:

Vive l’amore
dentro il mio cuore,
batte nel petto
mentre ti aspetto.

E poi ho pensato questo: che secondo me, la poetessa delle poesie in rima baciata e il ragazzo che deposita le poesie alla SIAE, sono di quelli che leggono Stabat Mater e poi dicono: Capace anch’io, di scriverlo. Oppure non lo leggono nemmeno, e pensano comunque di essere in grado di scrivere di meglio. Magari lo dicono anche, nascosti dietro un nickname in un forum. Si sentono geni incompresi. E, con lo spleen dell’artista incompreso che gli pesa addosso, escono di casa. Decidono di andare in un museo, magari, chè son pur sempre degli intellettuali, dopotutto. E dentro il museo, ad un certo punto, si trovano di fronte ad un quadro di Mirò.

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