sicurezza

Dove lavoro c’è uno stagista. Lo chiameremo D.
D. ha qualche anno meno di me, mi dice “grazie mille, grazie mille” almeno cinquanta volte al giorno e si stira ogni cinque minuti sbuffando, come se fosse l’uomo più spossato del mondo.

Oggi, dopo cinque minuti che è uscito – mentre io aspetto che il dottor G. torni in ufficio per fare con lui una cosa importantissima – D. mi manda un sms.

Dice: “CIAO MASSIMILIANO SONO D. VOLEVO DIRTI CHE SUL VIALETTO DELL ENTRATA DELL OSPEDALE CE UN TIPO CHE ABBORDA LA  GENTE PENSO CHE CHIEDE SOLDI IN MODO INSISTENTE. CON ME CI HA PROVATO MA SONO ANDATO VIA…PENSO SIA X IL RECUPERO TOSSICODIPENDENTI PERò NON SO…”.

Grazie, gli rispondo io, ma non c’è niente di strano, ci sono spesso.
Non danno fastidio a nessuno, vorrei aggiungere. Invece non scrivo niente.

Dopo pochi minuti mi arriva un nuovo sms. D. scrive: “EH LO SO…TE L HO DETTO PERCHE’ MAGARI SE VUOI DIRLO AL DOTTORE ALTRIMENTI LO FACCIO DOMANI…PECCATO CHE NON C ERANO LE GUARDIE DELLA SICUREZZA OGGI!”.

Rileggo agghiacciato l’ultima frase un paio di volte. Le guardie della sicurezza?
Vorrei scrivere qualcosa come risposta, invece non scrivo niente.

Nel frattempo rientra il dottor G.. Facciamo la cosa importantissima che dobbiamo fare.

Quando esco incontro il tizio che chiede i soldi sul vialetto dell’ospedale. Non è di una comunità di tossicodipendenti, è di una associazione di lotta ai tumori. E’ vero, è insistente. Molto insistente. Diciamo pure che rompe i coglioni.

E mi viene in mente cosa dovrei scrivere a D.: che il tizio è un rompicoglioni, è vero. Eppure credo che mi metta meno di cattivo umore della vista di qualsiasi divisa. Soprattutto di quella di una guardia della sicurezza. Anzi, forse addirittura meno del concetto stesso di guardia della sicurezza.
Ecco cosa dovrei scrivergli, penso.
Invece, finisce che non scrivo niente.

 

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