bici 3Quando andavo a fare la mondina, dice mia nonna, per un periodo ho lavorato nei campi dei Giuliani.
I campi di riso dei Giuliani, dice mia nonna, erano proprio sul confine tra i comuni di Palù e Oppeano. Me lo ricordo bene, perché sulla strada che correva su uno dei lati del campo c’era il cartello con scritto Palù.
Nello stesso posto in cui è anche adesso, dice mia nonna. Solo che una volta era più vecchio, il cartello, adesso l’hanno cambiato.
Quell’anno, dice mia nonna, eravamo in dieci a lavorare lì dai Giuliani, otto donne e due uomini: io, la Iole, la Maria, la Maria del botegàr, la Bruna, la Tale, l’Agnese e la fiòla del postin. E Piero. E Adelino.

Ogni mattina, dice mia nonna, appena il campanile suonava le dieci, passava Pennazzo in bicicletta.
Era fiòl de siòri che stavano a Oppeano, dice mia nonna di Pennazzo. Era sempre vestito bene, in giacca e camicia. Come un gagà, dice mia nonna.
Ogni mattina, appena il campanile suonava le dieci, dice mia nonna, Pennazzo arrivava con la sua bicicletta.
Attento Palù che arriva Pennazzo!, urlava Pennazzo appena superava il cartello con scritto Palù.
Certe volte lo ripeteva anche: Attento Palù che arriva Pennazzo!
Lo urlava mentre passava vestito come un gagà sulla sua bicicletta, dice mia nonna.

Ogni mattina, dice mia nonna, cascasse il mondo, quando il campanile suonava le dieci, Pennazzo arrivava da Oppeano sulla sua bicicletta, superava il cartello con scritto Palù e Attento Palù che arriva Pennazzo!, urlava.
Le prime volte, dice mia nonna, si mettevano tutti a ridere. Alle dieci precise sentivano le campane e un secondo dopo la voce di Pennazzo. Attento Palù che arriva Pennazzo!, sentivano urlare, alzavano gli occhi e vedevano Pennazzo che veniva giù da Oppeano sulla sua bicicletta, vestito come un gagà, con la sua bella giacca e la sua bella camicia.
Le prime volte, dice mia nonna, si mettevano tutti a ridere.
Le prime volte. Poi Adelino, dice mia nonna, ha cominciato ad infastidirsi.

Ogni mattina, a forza di sentire quel Attento Palù che arriva Pennazzo!, dice mia nonna, Adelino aveva cominciato ad infastidirsi.
Un po’ anche loro, dice mia nonna, che erano lì a lavorare con i piedi dentro l’acqua dieci ore al giorno, e Pennazzo che ogni mattina alle dieci arrivava, superava il cartello con scritto Palù e urlava Attento Palù che arriva Pennazzo!, anche loro avevano cominciato un po’ ad infastidirsi.
Allora una mattina, dice mia nonna, sono suonate le dieci, Pennazzo è arrivato da Oppeano con la sua bicicletta vestito come un gagà, ha superato il cartello con scritto Palù e ha urlato: Attento Palù che arriva Pennazzo!
E Adelino, che aveva cominciato ad infastidirsi, dice mia nonna, che passavano dieci ore a lavorare con i piedi dentro l’acqua, Adelino allora gli ha urlato Basta, rompibale!
E Pennazzo?, chiedo io.
E Pennazzo macchè, niente!, dice mia nonna.

Il giorno dopo, dice mia nonna, Pennazzo alle dieci arriva ancora giù con la sua bicicletta da Oppeano, suonano le campane, supera il cartello con scritto Palù e urla Attento Palù che arriva Pennazzo!, e Adelino di nuovo a rispondergli Basta, rompibale!
E anche il giorno dopo: Attento Palù che arriva Pennazzo! E Adelino ancora a urlargli Basta, rompibale!
La mattina dopo ancora, dice mia nonna, Adelino, che non ce la faceva più  di tutti quei Attento Palù che arriva Pennazzo!, e un po’ anche noi cominciavamo ad infastidirci, che stavamo dieci ore al giorno a lavorare con i piedi dentro l’acqua, dice mia nonna, Adelino quando sono state le dieci e Pennazzo è passato e ha urlato Attento Palù che arriva Pennazzo!, Adelino non ha detto niente, ha saltato il fosso, si è messo in mezzo alla strada, ha fermato la bici per il manubrio con una mano e con l’altra gli ha dato due bei stramusoni dritti sul muso a Pennazzo.

E Pennazzo?, chiedo io.
E Pennazzo niente, dice mia nonna. La mattina dopo alle dieci lo vediamo arrivare da Oppeano sulla sua bicicletta, vestito come un gagà, con la sua bella giacca e la sua bella camicia. Suonano le campane, sorpassa il cartello con scritto Palù e urla: Attento Pennazzo, che te rivi al Palù!

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