scimmiaEsci dal negozio e la signora ti viene incontro salutandoti.
Con il sacchetto del pane in mano provi a fare mente locale, ma davvero non riesci a ricordare chi sia.
Voglio dire: sai benissimo chi è di faccia, ma se qualcuno dovesse chiederti il suo nome e cognome sei sicuro che non lo sapresti. Capita, quando abiti in un paese di mille anime: conosci di vista praticamente tutti quanti, ma vitamortemiracoli di ognuno solamente se ti ci metti d’impegno, se ti ritagli in qualche modo un ruolo da gossiparo da bar o da parrucchiera. Non è il tuo caso.
La signora, invece, sembra darci dentro piuttosto bene.
“La mamma come sta?”, ti chiede. “Le è passata l’influenza?”.
“Oh, si è ripresa, grazie” dici tu. Ti sorprendi che possano girare voci anche su una banalissima influenza.
“E tu? Stai bene?”.
“Sto bene, sì”.
“Ho sentito che ti sei laureato”.
“Esatto. Da dicembre”.
“Si è laureata anche mia nipote. La conosci, no?”, dice la signora.
Ovviamente – non riconoscendo nemmeno lei – non hai la minima idea di chi possa essere la nipote. Non provi nemmeno a sforzarti, in ogni caso.
Annuisci, dici: “Ah, le faccia tanti complimenti, allora”.
“Sulle simmie” dice la signora. “Si è laureata con una tesi sulle simmie”.
Simmie?, pensi tu. Che cazzo sono le simmie ? Vorrà dire scimmie, santo cielo.
“Non è mica un argomento facile, le simmie”, aggiunge la signora.
“Ah, no davvero” dici tu.
Simmie, l’ha detto ancora, pensi. Forse sei tu a non capire, a questo punto. Magari le simmie sono delle particelle. O delle molecole. Qualcosa di scientifico, insomma. Ne sai davvero un cazzo, tu, di queste cose.
Una malattia, magari. Le simmie post operatorie. Ti pare di aver letto qualcosa a proposito, da qualche parte.

“Non voleva mica farla, la tesi sulle simmie all’inizio” continua la signora, “ma alla fine il professore l’ha convinta”.
“Capisco. Fanno così a volte, i professori”.
“La tesi l’ho letta sai? Tutta quanta. Il comportamento delle simmie o qualcosa del genere, si intitola”.
“Bello”, dici.
“Sono animali più intelligenti di quanto si creda, le simmie. Lo sapevi?”.
D’accordo. Allora vuole dire le scimmie. Ma come lo pronuncia, santo cielo? E non ha nemmeno un minimo di accento dialettale che la giustifichi!
“Tutta quanta, l’ho letta. Una tesi bella lunga, eh!” insiste la signora. “Parla del comportamento delle simmie. Come si comportano le simmie quando stanno in gruppo. E anche da sole. Un capitolo parla anche di come si comportano le simmie quando stanno da sole”.
“Sembra interessante” dici tu.
Appoggi il sacchetto del pane sul cofano della macchina. Il tuo sacchetto del pane sul cofano della tua macchina, parcheggiata nel parcheggio davanti alla chiesa, proprio di fronte al campanile. Che segna mezzogiorno e un quarto. Ti pare un messaggio abbastanza chiaro, dopotutto.

“Non avrei mai detto che si sarebbe laureata con una tesi così. Quando me l’ha detto non ci volevo credere! Zia, faccio la tesi sulle simmie, mi ha detto, e io subito ho pensato ad uno scherzo”.
Sorridi. Fai scattare l’apertura delle portiere della macchina. Le frecce si illuminano. La signora pare non accorgersene.
Dice: “Una tesi bella lunga, eh! Sulle simmie. E sul loro comportamento. Tutta, l’ho letta. Non vorrei esagerare ma saranno state… quaranta pagine. Forse addirittura quarantacinque”.
“Interessante”, ripeti.
Recuperi il sacchetto del pane appoggiato sul cofano. Fai finta di lanciare uno sguardo distratto all’orologio del campanile.
“Interessante, vero?” dice ancora la signora. “Non ce ne sono mica tante di tesi sulle simmie in giro, sai?”.
“Questo è sicuro”, dici tu.
“La vuoi leggere?” ti chiede la signora.
“Perché no? Magari la prossima volta che vedo sua nipote gliela chiedo”.
La signora scuote energicamente la testa. “Ah! Non ti deve neanche disturbare!” dice stringendoti il braccio in cui tieni il sacchetto del pane. “Ne ho una copia in macchina, te la presto subito!”.
Ti tira dal polso verso l’altro lato del parcheggio, in direzione della sua utilitaria.
La guardi aprire la portiera e prendere dal sedile del passeggero la copia della tesi. E’ smilza, rilegata con una copertina rossa su cui vedi brillare i caratteri dorati.
Te la allunga e mentre stai per afferrarla la ritira verso di sé con uno scatto, lasciandoti con lo sguardo ebete e le mani sospese a mezz’aria.
“Mi raccomando, tienila bene” ti dice. “E’ una cosa importante. L’ha scritta mia nipote. Parla delle simmie. Di come si comportano le simmie quando stanno in gruppo e di come si comportano quando stanno da sole. Mi raccomando. Non se ne trovano mica tante in giro di tesi sulle simmie, sai?”.

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