tc1Credete nelle coincidenze?

Da qualche giorno sto rivedendo i taccuini e i fogli sparsi che si sono accumulati nell’ultimo periodo. Per ultimo periodo, in alcuni casi, voglio dire anche anni. Non che ci voglia fare qualcosa di particolare – trovare idee per i racconti che sto provando a scrivere nell’ultimo periodo, per esempio, o vedere se c’è qualche spunto che può essere modificato e trasformato in un’altra forma. Semplicemente mi sono capitati tra le mani, li ho riletti e ci sono alcune cose che mi piacciono.

La prima cosa che mi piace è rendermi conto che scrivere a mano, in qualche modo, cambia il modo stesso di scrivere. Nel mio caso, ho scoperto che di fronte alla pagina candida di un taccuino mi sento quasi in dovere di essere sintetico, di andare dritto al punto. Qualche volta ho annotato solo frasi che ho sentito dire, oppure scritte viste sui muri o nei cessi di qualche locale. Altre ho trascritto paragrafi o pagine intere dei libri che stavo leggendo. In alcuni casi ho provato a buttar giù delle impressioni a caldo su determinate situazioni e persone.
Per cui, se scrivere racconti o comunque qualcosa di narrativo mi piace perchè è un processo a lungo termine, meditato, in cui ho tutto il tempo per cambiare, modificare, rivedere  e correggere, scrivere su un taccuino mi affascina per il processo esattamente opposto: quello che ho annotato in quelle pagine molto spesso ha un valore (o ha avuto un valore) e un suo senso preciso nel momento stesso in cui è stato scritto. Il taccuino – se capite cosa voglio dire  – è un qui e ora, e quello che ci è finito dentro è molto spesso legato alla situazione che stavo vivendo in quel momento, al posto in cui mi trovavo, alle persone che erano insieme a me, agli autori e ai libri che stavo leggendo.

La seconda cosa che mi piace è  che, a rileggere questi taccuini e fogli sparsi, non sempre mi riconosco. Voglio dire, so di essere stato io a scrivere quelle pagine, eppure il tempo e le cose che sono capitate nel mezzo mi ci hanno in qualche modo allontanato. Ogni tanto – lo ammetto – mi vergogno di quello che ho scritto. Il più delle volte, invece, mi pare quasi di leggere qualcosa scritto da un amico, uno che ha condiviso le mie stesse esperienze e mi rivela dopo un tot di tempo il suo punto di vista. Hei, mi viene da dire a questo amico che mi ha rubato la penna per scrivere sul mio taccuino, sai che adesso non sono poi così sicuro che le cose siano andate esattamente così?
Non trovarsi d’accordo nemmeno con se stessi è una situazione che non è male, ve lo posso garantire. Straniante, forse,  ma non male.

Allora, mi sono chiesto, se tutti questi appunti e fogli sparsi non sono poi così attendibili nemmeno per chi li ha scritti, significa che non servono a nulla? Che non hanno proprio nessun valore? Forse sì, mi sono risposto. Forse non servono a nulla, forse non hanno nessun valore. E questa è la terza cosa che mi piace. Il piacere sottile che sta dietro alle cose fatte d’istinto, per non ottenere niente in cambio.

Lo stesso, non ho nessuna intenzione di smettere di scrivere sui miei taccuini. Perchè? Qui tornano in ballo le coincidenze. Mentre ci riflettevo mi è capitato di leggere questa frase di Fabrizio De Andrè: “Perchè scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile”.
Ecco, io non so se scrivo sempre per questi motivi. Ma di sicuro mi ci avvicino molto quando annoto qualcosa sul taccuino che mi porto dietro. La paura di dimenticare o di lasciarmi sfuggire una situazione, una frase, l’impressione che mi suscita una certa persona è spesso la molla che mi spinge a tirare fuori la penna.

E poi ho pensato che, nonostante mi piaccia la confusione (e questa, se volete, è la quarta cosa che mi piace), non mi dispiacerebbe fare un po’ di ordine in questa massa di taccuini e fogli sparsi. E che questo potrebbe essere il posto giusto per farlo.
Se poi trascrivere e rivedere e sistemare significhi mettere ordine non solo tra decine di pagine scritte a mano ma anche un po’ nella mia testa, be’, credo che questo sia tutto un altro discorso.

E questo, più o meno, è tutto quello che c’è da dire prima di cominciare.

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